#musica, Rock

Raccontare oggi Janis Joplin, mito femminile e “definitivo” del rock

Un intenso e denso ritratto a più di mezzo secolo dall’ultimo disco (postumo) della grande rock star texana dalla penna di Holly George-Warren.

Janis Joplin dal vivo

Più di 50 anni fa, prima di vedere pubblicato uno dei dischi che sarebbe diventato una pietra miliare della musica rock di tutti i tempi (Pearl, 1971), ci lasciava Janis Joplin, prima artista donna a entrare tristemente nel famoso club dei 27. Per voi questo nome è associabile a un’icona del rock, ma di fatto non sapete chi è stata realmente Janis? Ecco allora un recente e interessante volume che propone un accuratissimo ritratto intimo, avvincente e ricco di informazioni della (purtroppo breve) vita della prima rock star donna e della sua eredità musicale.

Per scoprire in fondo che, dietro al personaggio trasgressivo di Woodstock e a una voce unica, non si celava solo una leggenda maledetta ad uso e consumo dei teenager della sua generazione. Misteriosa e sfuggente, Janis Joplin ancora oggi è un punto di riferimento per comprendere una tappa verso il concetto di “emancipazione”, non solo femminile. Come definirla?

«Alcuni artisti hanno un modo di vivere e un modo di fare arte.
Per me ne esiste uno solo»

Una beatnik on the road, un’aspirante casalinga, un maschiaccio, una ragazza fragile in cerca di amore e di attenzioni, una tossicodipendente, una pittrice mancata, una pioniera ‘queer’, una vittima dello sguardo maschile che si faceva proteggere da gang di motociclisti, una mangiauomini, una giovane donna di successo che viaggiava per l’America con libri di poesie e bottiglie di Southern Comfort stipate nella sua borsa di pelliccia, una ribelle che ha infranto tutte le regole ma sognava una casa con la staccionata bianca e una famiglia. Era figlia prediletta dei suoi genitori, ma scappata di casa e adottata da un’epoca intera. Era Janis per qualcuno, ‘Pearl’ per qualcun altro. O forse niente di tutto questo. Lei però probabilmente non avrebbe negato nulla: perché il punto è che, più di tutto, le piaceva che si parlasse di lei, sempre e comunque. Chissà se avesse mai immaginato cosa sarebbe stato il suo ricordo oggi.

Janis – La biografia definitiva
(DeAgostini, 2020)

Domanda che si è posta Holly George-Warren analizzando attentamente tutti questi aspetti in Janis – La biografia definitiva (DeAgostini, 2020): una sorta di ‘oral history’ della vicenda umana e musicale della cantante, basata sulle numerose testimonianze inedite della viva voce di chi Janis l’ha conosciuta da vicino – come si evince anche dalle ben 16 facciate di ringraziamenti dell’autrice.

La stesura delle 480 pagine che compongono il volume – di cui 27 di note e 9 di bibliografia – è costata quattro anni di febbrile lavoro e ricerche minuziose sulla vita della cantante. La Warren, a partire da fatti noti e meno noti, ha battuto i luoghi in cui la Joplin ha vissuto alla ricerca di ogni persona che con Janis ebbe qualche tipo di contatto, frequentazione o conoscenza – senza escludere anche la consultazione di archivi, biblioteche e raccolte di documenti. L’autrice ne ha ripercorso l’esistenza: dall’infanzia in Texas, alle fughe verso il covo bohémien di Venice Beach prima e la San Francisco psichedelica della controcultura beatnik poi, dalla scoperta della black music tramite dischi semiclandestini, fino al tragico e noto epilogo al Landmark Motor Hotel di Los Angeles. E non mancano chiaramente anche curiosi episodi legati a personaggi della scena musicale a lei contemporanea: dal rapporto inquieto con il leader dei Doors, Jim Morrison, a Jimi Hendrix, ai Jefferson Airplane.

Una biografia scorrevole nella lettura quanto dettagliatissima. E che non a caso ha per sottotitolo “La biografia definitiva”, titolo originale Janis. Her life and music: appassionante e contraddittoria, cruda e dolorosa, degna di un romanzo di Kerouac. Scopriamo una donna dal carattere profondamente complesso, duro e mascolino, irruente, anticonformista ma allo stesso tempo fragile dal punto di vista affettivo, bisognoso di certezze e di approvazione. Tutta quella sicurezza ostentata sul palco corrispondeva dentro di lei ad un vulcano di emozioni in perenne antagonismo. Una chiara sofferenza da dipendenza affettiva, un vero maschiaccio che a 14 anni, con l’inizio della pubertà, letteralmente subisce una trasformazione.

«Janis era un fascio di nervi ambulante in grado di far affiorare sentimenti che la maggior parte delle persone non riusciva o non voleva esprimere ed era fermamente decisa a sopportare il fardello»
Holly George-Warren

Dalle pagine fitte di questo testo corposo, ben documentato e ricco di immagini fotografiche, vengono sviscerate tutte le sfaccettature di una donna poliedrica: dalla relazione con la famiglia all’amore per uomini e donne a quello per la musica nella sua testarda ricerca di una vocalità perfetta, modellando quel suo dono naturale. E poi l’adolescente vittima di bullismo per il fisico e l’attitudine mascolina e per i suoi ideali in favore dei neri in quell’America di metà ‘900. Una Janis oscillante tra il desiderio di infrangere le regole e allo stesso tempo oppressa dal timore del giudizio. Una vita sola, due volti:

«Una era la ragazza dolcissima, splendida, educata […]. L’altra era la sguaiata e scalmanata cowgirl del Texas occidentale, il marinaio,
il personaggio che sfoderava quando non era sicura di essere accettata»

Una Joplin senza filtri tra dimensione pubblica e privata, dalla quale emerge l’immagine di una giovane donna assetata di sentimenti autentici e mai formali, che voleva essere amata per quella che era e che viveva per la musica. Un animo ipersensibile alla ricerca di veri amori. Amori e relazioni sempre incostanti e forse illusorie, prima con Peter De Blanc e poi con l’errante David Niehaus, fantasticando e abbandonandosi a suggestioni che l’hanno resa volubile a tempeste emotive, quando non a ossessioni, tutte riversate, nota per nota, nelle sue interpretazioni musicali.

«Quando una persona sa osservare il mondo, coglierne e sentirne il dolore e la solitudine e sa scavare nel profondo e trovare una voce per cantarli, quella persona ci sa guarire»

Una vita, come nella sua musica, scandita dai saliscendi di una vocalità graffiante e traboccante di pathos, tra estasi e depressioni che in più occasioni la condussero vicina al baratro. Un solo giudizio negativo sul suo modo di essere e apparire, la sola ombra di una delusione sentimentale o professionale, erano la miccia capace di deflagrare crisi esistenziali e profonde crisi. Delusioni e problemi ai quali cercò rimedio prima con l’alcool poi con la droga.

«In una lotta tra ambizione e indole autodistruttiva, quest’ultima stava prevalendo»

Una delle maggiori paure di Janis, oltre a quella di essere ferita, era di fallire e non avere successo. Risultato non solo di una sconfitta personale, ma, peggio, giudizio negativo da parte di tutte quelle persone per lei importanti. In particolare la famiglia. E per famiglia si intenda anche quella artistica, come i Big Brother and the Holding Company, band con la quale per prima suggellò quella timbrica divenuta marchio di fabbrica e che le consentì di “plasmarsi un’identità artistica senza uguali”.

Janis Joplin dal vivo

Con le sue doti raggiunse il successo da cantante dei Big Brother and the Holding Company fino alla breve carriera solista, che la consacrò definitivamente regina bianca del Rock and Blues. Prima cantante blues alla Bessie Smith e Big Mama Thornton, ispirandosi poi a Etta James, Aretha Franklin e Tina Turner, nonché regina della controcultura nella Summer of Love del 1967. Con una discografia di appena quattro anni e uno stile divenuto riconoscibile al primo ascolto è riferimento fondamentale non solo per la sua epoca, ma anche per la musica dei decenni successivi – si pensi solo all’influenza che ebbe su Robert Plant, Bon Scott e Axl Rose, per citarne alcuni.

Tutto questo in una raccolta biografica e musicale decisamente singolare ed esaustiva esposta in maniera cronologica. Nonostante forse il ritornare ossessivamente su cicliche situazioni dell’esistenza della Joplin renda sì il testo molto godibile per un appassionato di rock, ma una lettura meno agile per un neofita. In ogni caso, a più di cinque decenni da Pearl, un libro notevole per “dare voce” alle profonde complessità d’animo di una Janis troppo spesso rimasta nascosta dietro la più superficiale maschera della Joplin.

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